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Considerazioni sui geti

I geti sono i “laccetti” che consentono di mantenere legato il falco al doppio anello e quindi alla lunga.
Su questa attrezzatura sono importanti alcune considerazioni.

Il falconiere deve saper costruire i geti
Questa è una condizione assolutamente fondamentale per il falconiere. Tutta l’attrezzatura, cappuccio compreso, dovrebbe essere prodotta dal falconiere. Solo nel caso del guanto è concesso usufruire di strumenti già pronti e commerciati dagli artigiani del settore (che, com’è spesso caratteristica dell’artigianato, sono dei veri e propri artisti), poiché si tratta di qualcosa di non facile produzione.
L’imprevisto è sempre dietro l’angolo e gli incidenti possono sempre verificarsi: nel qualcaso la perdita o la rottura di un geto. Considerando che il falconiere può essere spesso da solo, potrebbe essere necessario dover produrre dei geti in poco tempo.
Nel siffato caso, in realtà, il falconiere dovrebbe sempre viaggiare con almeno un paio di geti di riserva.

Particolare della forma che assume il geto dopo qualche ora e dei tagli che vengono fatti per favorire la flessione verso l'esterno

Larghezza

I geti troppo larghi o che si allargano nel tempo possono determinare la perdita del geto e della radio (qualora si perda il geto su cui è agganciata la radio). I problemi della larghezza o dell’allarga-mento dei geti sono descritti nei successivi paragrafi.
Geti troppo larghi, per errori di costruzione, possono determinare gravi danni ai tarsi, abrasioni, problemi circolatori etc. Tenete conto che i geti possono essere un po’ stretti all’inizio. Se nel giro di poche ore si allargano a sufficienza (adattandosi durante le ripetute trazioni) allora possono essere lasciati. Se non si allargano (cioè fanno attrito sul tarso se tentiamo di girarli oppure non vanno su e giù), allora è assolutamente necessario rifare i geti delle opportune misure.
Per evitare che i due bordi superiore e inferiore dei geti “grattino” e facciano attrito sui tarsi, e per favorire il “piegamento” verso l’esterno degli stessi, è d’obbligo praticare piccoli tagli sui bordi, in modo tale che essi assumano nel tempo la consueta forma (visibile nell'illustrazione).

Se ci si tiene alla radio... E al falco

Bracciale del geto Aylmeri

Quando attaccate la radio trasmittente alla zampa del falco, gli mettete al piede circa 150€ di micro-apparecchiatura elettronica. La radio non è mai attaccata alla zampa del falco, e che ciò non accada mai. Il geto, difatti, in caso di problemi dovuti all’impigliamento con rami od altro, distribuisce un’eventuale trazione esercitata sulla zampa su un ampia superficie. Al contrario, una fascetta elettrica o la clip metallica usualmente utilizzate per l’applicazione dei geti, spezzerebbero o danneggerebbero gravemente l’arto. Apporre una radio trasmittente direttamente alla zampa (a meno che non sia messa mediante un bracciale di cuoio di spessore e altezza idoneo) è qualcosa di inaccettabile.
D’altra parte, quando mettete la radio trasmittente sul geto, sapete che la sua “persistenza sul falco” è strettamente dipendente dal fatto che il geto rimanga di fatto attaccato alla zampa del falco.
Se il geto è malfatto e largo (per esempio nel caso non si abbia avuta l’accortezza di “stirare” il cuoio per fabbricare i geti prima della sua lavorazione), allora questo può facilmente essere perso durante il volo (meno frequente) o a causa dell’impatto con la preda, il logoro, le essenze erbacee o arbustive, gli stocchi di mai e mille altre cose presenti nell’ambiente (molto più frequente).

Laccetti dei geti Aylmeri


Il geto, poi, tende ad allargarsi col tempo, anche in base all’attività di logoramento esercitata su di esso dal falco. Da qui la necessità di controllare frequentemente i geti e conoscere il carattere dell’animale e la sua attitudine a rivolgere ad essi l’attenzione.
Quando è frequente il logoramento dei geti, si è di fronte ad una stereotipia, ossia un comportamento di “passatempo” senza alcuna apparente funzione precisa. In realtà si tratta di un “antistress” fatto perché l’animale non ha altro da fare. E’ un indice di minore benessere (welfare) dell’animale, e deve attirare l’attenzione del falconiere che potrà risolvere o attenuare il problema cercando di distrarre il falco (cambiare di frequente luogo, giardinarlo, portarlo a pugno per più tempo, offrirgli tiranti – quindi cibo cartilagineo e da cui è difficile spolpare i frammenti di carne, da cui, tra l’altro, ricavano importanti amminoacidi – che lo impegnino per maggior tempo nell’alimentazione piuttosto che nella stereotipia in questione).
Tenete conto che nella migliore delle ipotesi potete perdere la radio, nella peggiore il falco perché ovviamente non avrete più un mezzo affidabile per rintracciarlo.
La carenza di attenzione riservata ai geti e le loro cattive condizioni sono, per gli altri falconieri, un metro di giudizio e un indice per valutare la costanza e la cura che il falconiere riserva ai suoi animali.

Geti Aylmeri e loro applicazione

Materiali

Prima di costruire i geti è bene assicurarsi sulla qualità del cuoio o della pelle utilizzati. Innanzitutto il materiale, qualunque esso sia, va “stirato” cioè tirato fortemente, per evitare che questo accada normalmente e col tempo dopo la costruzione dei geti, facendo quindi sì che si allarghino e possano essere persi o, nella peggiore delle ipotesi, consentendo che l’animale si sfili da essi e fugga (anche se è difficile, ma non impossibile, che tutti e due gli arti si sleghino).
Prendendo poi un frammento di cuoio della larghezza opportuna (a seconda del falco utilizzato, magari di spessore addirittura inferiore di un 4-5 mm al normale, così la garanzia di resistenza è maggiore), lo si deve tirare tenacemente e valutarne la resistenza alla rottura (meglio che non si riesca a spezzare). In questo modo si può valutare il materiale prima del suo acquisto ed evitare di costruire un’attrezzatura che non offre una buona garanzia.

La lunghezza

Geti normali e loro applicazione

Attenzione alla lunghezza dei geti.
Se troppo corti potrebbero rendere ingestibile l’animale al pugno e in pertica, se troppo lunghi potrebbero divenire causa di:
1. turbolenza in volo che disturba l’aerodinamicità dell’animale (e già l’antenna fa la sua parte in questo, se poi ci si aggiungono anche i geti... Dalle fotografie scattate e dalle videoriprese è infatti ben visibile come il trasmettitore penda verso il basso di 30°-40° durante il volo del falco determinando comunque un certo dist urbo)
2. impigliamento in rami, cespugli o altre essenze vegetali di campo. Se l’animale si impiglia nelle parti alte delle piante, recuperarlo diviene un serio problema (fortunatamente ciò non accade spesso e praticamente mai quando il falconiere è attento all’attrezzatura, anche se il caso è sempre in agguato). Nelle altre condizioni è possibile che gli stessi si impiglino comunque in altre cose, determinando trazioni anche violente sugli arti inferiori, potenzialmente dannose.
Inoltre i geti possono essere un “richiamo” per i rapaci selvatici che possono facilmente confonderli con una preda. Se la loro attenzione viene da essi attratta, potranno attaccare il falco addestrato e prenderne i geti, ingaggiando lotte curiose (ma solitamente del tutto innocue) in cui i due animali si agganciano e arrivano fin quasi a terra praticamente cadendo.

 

 

 

 

 

 

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Considerazioni sui moschettoni
Considerazioni sui geti
 
Testi: Giovanni Goj

 

 

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