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Considerazioni sui moschettoni

Come ben sappiamo, al giorno d'oggi possiamo contare sulla scelta di differenti attrezzature. Relativamente ai moschettoni, ne possiamo trovare d'ogni tipologia. Ma bisogna fare una certa attenzione nella scelta degli stessi perché proprio da loro dipende talvolta la sicurezza che il nostro falco non scappi.

E' subito da tener conto che i falchi, quando non volati, possono passare molto tempo ad armeggiare con i geti, i campanelli e, non ultimo, anche coi moschettoni. Talvolta essi possono riuscire ad aprire i normali moschettoni, quelli classici, non tanto per l'attività di beccamento, quanto per le trazioni che effettuano. Per la regola del caso, prima o poi la lunga e il moschettone vengono tirati in modi talmente particolari che il doppio anello può addirittura fungere da "punto di leva" e determinare lo sganciamento dei moschettoni più comuni. Per questo motivo si usa spessissimo attaccare alla lunga, e quindi al doppio anello, ben due moschettoni, chiusi in senso opposto l'uno rispetto all'altro. Sarà veramente difficile che entrambi i moschettoni si aprano nello stesso momento.

Consiglio utile é quello di utilizzare molto la beneamata e vecchia corda o cuoio, sfruttare bene la lunga. La chiusura della lunga con il caratteristico "grumo" che si infila nel doppio anello, garantisce l'assenza di ogni moschettone e di parti apribili. Per legare poi il falco si procederà con il classico "nodo del falconiere", assolutamente una delle soluzioni migliori, tranne nel caso in cui il falco abbia l'abitudine di armeggiare con la corda. In questo caso si deve fare comunque un po' d'attenzione.

Come regola generale é comunque utile sottolineare che l'animale, nonostante possa essere legato, va SEMPRE controllato, possibilmente più volte al giorno.

Ritornando al discorso dei moschettoni, possiamo notare come ne esistano una gran varietà. Spesso si vedono moschettoni con chiusura a molla o con chiusura a vite. A nostro parere tali moschettoni sono tra i più pericolosi perché quelli con parte mobile che ritorna in sede mediante una molla tendono ad aprirsi facilmente, mentre quelli con vite tendono ad aprirsi e a svitarsi sotto le continue sollecitazioni dell'animale.

 

Se si vogliono utilizzare i moschettoni, quindi, la soluzione migliore é quella dei classici moschettoni in metallo e in pezzo unico, che si aprono facendo pressione (vedi l'immagine). Questi devono essere comunque di una certa tenacia, in modo che non si aprano facilmente. Ne vanno sempre comunque apposti due, chiusi in senso inverso l'uno rispetto all'altro proprio perché, in talune posizioni, possono puntarsi contro il doppio anello proprio nel punto dove c'é l'apertura e, se la trazione da parte del falco é di una certa intensità e se i moschettoni non ruotano più che liberamente, possono aprirsi.

In definitiva non esiste una soluzione definitiva. Tutto ciò che noi apriamo e chiudiamo, può essere aperto dai falchi (considerando che dispongono anche di una forza non trascurabile).

I metodi più antichi, come al solito, si rivelano sempre i migliori in assoluto. Quindi una buona lunga e un buon nodo del falconiere possono essere ottimali se l'animale é al blocco.

Ad ogni modo la scelta del materiale é naturalmente libera.

 

Consigli

Possiamo fornire due consigli fondamentali:

1. controllare spesso il falco legato, possibilmente più volte al giorno

2. se non si ha il tempo di controllare l'animale, lo si ponga in falconiera, legato. Nel caso si sganci sarà all'interno della falconiera, da cui comunque non potrà uscire. Considerate il fatto che se un falco scappa in periodo di muta, cioé quando l'alimentazione é ad-libitum per consentire un cambio delle penne ottimali e quando non é più in addestramento, le possibilità di recuperare l'animale (tra l'altro senza trasmettitore, visto che non lo si mette se non nei voli di caccia) sono estremamente basse e in questo caso bisogna solo contare sull'indirizzo apposto alla zampa, su tanta fortuna e sull'onestà della gente. Perdere il falco quando non é in addestramento é di una pericolosità estrema di non rivederlo più.

 

 

 

 

 

 

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Testi: Giovanni Goj

 

 

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