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Alla domanda dove sia nata la Falconeria non possiamo ancora rispondere con certezza. Le ipotesi presentano come culla della Falconeria la Cina o addirittura la Mesopotamia, tra il Tigri e l'Eufrate.
Per quanto riguarda gli Egizi si é attualmente a conoscenza della loro adorazione del Falco sacro in base alla testimonianza riportata nella tavolozza di Narmer risalente alla prima dinastia (probabilmente la più antica rappresentazione in pietra di un falco). E' comunque da ricordare che gli egizi riconoscevano però il Falco sacro come una divinità, quella del dio Horus, non facendone quindi oggetto di caccia nonostante avessero già addomesticato numerosi animali.
Nelle regioni mesopotamiche esiste la rappresentazione del dio Aura Mazda come un toro dotato di doppie ali. Tale dio rappresentava la simbologia del potere. Mai appaiono però rappresentazioni di falchi addestrati o meno.
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Antico Egitto - I dinastia, 3100
a.c. |
Negli scritti di Arpa si può notare come non sia mai stata osservata la presenza di tracce dell'addestra-mento dei falchi nei reperti ar-cheologici persiani e nord-africani.
La più antica informazione risale quindi ad un sovrano cinese vissuto nel VII secolo a.c.. All'epoca la Cina appariva culturalmente avanzata rispetto allo situazione europea del tempo. Già con altri animali i cinesi erano giunti a buoni risultati nel-l'opera di addomesticamento. Non é escluso che essi stessi abbiano po-tuto creare una situazione favore-vole alla nascita di quest'arte. Nei reperti cinesi della dinastia Han (206 a.c.) sono riscontrabili disegni e dipinti murali rappresentanti scene di caccia con il falco.
Arpa riferisce inoltre di aver in prima persona visionato tali reperti e di essere a conoscenza di altri dipinti risalenti però alla più recente dina-stia T'ang (618d.c.).
Importante é sottolineare la presen-za di un elemento probabilmente fondamentale per la diffusione della Falconeria. Chang-an, l'attuale X'ian, rappresentava sotto la dinastia Hang, una fiorente presenza di attività commerciali con l'estero e contava già allora circa due milioni di abitanti, avendo quindi il primato della città più popolosa del mondo. Da lì partiva appunto la via della seta, probabilmente primo veicolo di diffusione della Falconeria. Da Chang-an partivano quindi collegamenti commerciali verso Wuwei, Kashgar, Samarcanda, Baghdad, Palmira e Antiochia. In tal modo la Falconeria di diffuse nel mondo arabo, mentre un'altra via, all'altezza di Samarcanda, si staccava costeggiando il lago d'Aral e il mar Caspio verso nord. La via procedeva poi verso il Kazakistan, la Russia bianca e da Kiev arrivò fino in Cecoslovacchia, Austria, Germania, Italia, Francia e Spagna. L'Europa fu così raggiunta dall'arte della Falconeria, soprattutto ad opera delle ondate degli Unni che si rivelavano abili cacciatori.
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Quindi il flusso di diffusione ebbe origine dalla Cina con due diret-trici: una che portava verso l'Euro-pa, e l'altra verso l'Asia minore.
Altre informazioni più tardive sono riportate per cercare di spiegare la diffusione della Falconeria.
Nel 506 d.c. il Concilio di Agda proibisce agli ecclesiastici la Falco-neria, proibizione poi ribadita nei concili di Epaon (517) e di Macon (585). Anche nella legislazione lon-gobarda appaiono legislazioni ver-so la Falconeria. Carlo Magno pub-blica un editto in cui viene punito il furto di un falco addestrato con una sanzione, oltre alla restituzio-ne di un altro falco di eguale bra-vura.
La Falconeria si diffonde sempre di più, tuttavia, prima del 1000, ebbe un modesto sviluppo soprattutto per quanto riguarda il ceto medio, mentre precedentemente era pre-rogativa del ceto elevato. Ipotesi e supposizioni vengono fatte nei ri-guardi della Francia, della Germa-nia e dell'Inghilterra, dove si pen-sa che la Falconeria fosse già pra-ticata fin dal IV secolo, mentre nella Spagna fosse praticata dal V secolo.
La direttrice "europea" si consolidò verso l'800 con i Franchi di Carlo Magno, mentre la direttrice asiatica, portata da Attila fino a Costantinopoli, si consolidò verso il 700 con gli arabi che la portarono fino in Spagna.
Importante fu la diffusione delle tecniche arabe per la Falconeria, più
raffinate di quelle europee e portate in occidente soprattutto con le Crociate.
D'esempio é l'utilizzo del cappuccio in sostituzione della cigliatura,
cappuccio che si presentava differente dall'attuale, ma che era comunque importante
per tranquillizzare l'animale. Si pensa addirittura che durante le Crociate
la Falconeria fosse una funzione di fraternizzazione tra i signori combattenti
che arrivarono addirittura a cacciare assieme nei periodi di tregua.
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Per quanto riguarda l'Italia, la Falconeria giunge da noi attra-verso due strade. Dalla Sicilia per opera di arabi e normanni, e dal-la Germania. L'unione di svevi e normanni fonde le due correnti di Falconeria. Primo cultore norman-no della Falconeria in Sicilia fu Ruggero II, ma anche Federico Barbarossa fu un ottimo Falco-niere
Ma il massimo esponente della Falconeria fu Federico II imperatore (1194-1250), nipote di Federico Barbarossa. Imperatore di fertile intellingenza, scrisse anche uno dei migliori Trattati di Falconeria sui temi etologici e naturalistici riguardante i volatili in genere ed i falconi in particolare: il "De Arti Venandi cum Avibus". L'importanza di questo libro in ambito di Falconeria é tuttora di fondamentale importanza. Nel corso di Falconeria organizzato annualmente dall'Associazione Italiana per la Falconeria, tale scritto è utilizzato come "libro di testo".
Federico dava un'estrema importanza all'arte della Falconeria. Nel suo scritto, affrontato in modo scientifico, si può notare come tutto ciò che dica sia caratterizzato da un profondo interesse per questa attività.
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Per l'imperatore, una giornata sen-za Falconeria era una giornata persa. Anche quando era in bat-taglia riusciva a ritrovare ritagli di tempo in cui andare a caccia col falco. Durante l'assedio di Parma, però, i parmensi si accorsero della sua assenza e approfittarono del-l'occasione per uscire dalle mura e massacrare il suo esercito.
Idea di Federico era che il Falco-niere praticasse questa attività non per il carniere, ma per addes-trare il suo falco meglio degli altri e per farsi onore durante la caccia.
La visione della Falconeria da par-te dei mongoli era parte integra-nte della loro vita. Volevano con-quistare il mondo a cavallo, con l'arco a tracolla e sulla sinistra il falcone o l'aquila. Temujin, nato nel 1203, sosteneva che "quando i mongoli non sono occupati nella guerra, si devono dedicare alla caccia".
Nel XIII secolo Brunetto Latini dava alcune nozioni di falconeria nel suo "Tesoro". Dante Alighieri, sempre nel XIII secolo, verseggia:
"L'anima che corre al richiamo
si assomiglia al falcone che vola al logoro
quale il falcone che prima à piè' il mira
indi si volge al grido e si protende
per lo desio del pasto che là il tira
lo spirito disdegnoso si paragona al falcone disilluso
come il falcon, ch'è stato assai sull'ali
che senza veder logoro od uccello
fa dire al falconiere. oimè tu cali,
discende basso onde si mosse snello
per cento ruote e da lungi si pone
del suo maestro disdegnoso e fello"
Nel Medioevo e nel Rinascimento la falconeria non rimane prerogativa dei signori e delle dame, ma viene praticata anche da vescovi ed abati. Un'usanza era quella di portare i falchi in Chiesa durante le sacre funzioni. Gli eccelsiastici posavano i falchi dal lato dell'evangelo, i nobili dell'epistola.
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L'antica Via della Seta |
In questo periodo la falconeria é sempre più diffusa sia nei paesi euro-pei che arabi.
Per sottolineare comunque l'estremo peso dato alla Falconeria, basti pen-sare che nel 1422, sotto il doganato di Francesco Foscari, un ambsciatore del conte Lazzero trattò la ribellione degli Scutari donando al doge, tra l'altro, quattro astori e quattro falconi bianchi d'Islanda.
Invece nel 1498 la Repubblica di San Marco inviava tre ambasciatori al re di Francia con in dono sessanta falconi presi nell'isola di Candia.
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Ancora, in un decreto della signo-ria del 7 novembre del 1500 é detto di pagare al nobil uomo Gianfrancesco Veniero la somma di 400 ducati d'oro per i quaranta fal-coni che lo stesso aveva procurato alla Serenissima per inviarli sem-pre al re di Francia.
Un altro scritto di Falconeria é sta-to prodotto nel 1500 da Francesco Sforzino da Carcano (si chiamava Sforzino per aver avuto un suo avo goduto dei favori di Francesco sforza). Si può dire che dopo il Trattato di FedericoII sia il migliore nell'esposizione della caccia con gli astori. Tre sono i suoi libri sugli uccelli da rapina. Nel suo libro par-la di tutti i tipi di astore, dall'astore schiavo a quello armeno e sardo, calabrese, genovese, del Cadore. A parte qualche ingenuità nell'e-sposizione, tutto sommato la sua competenza in merito é credibile.
La Falconeria ebbe nella vita delle casate più illustri, per lo spazio di circa quattro secoli, un'importanza quale oggi sarebbe difficile da immagiare , poiché niente vi é di simile nei nostri costumi moderni.
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